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Arezzo: commercianti scendono in piazza lunedì primo marzo "catena" umana in centro Arezzo: commercianti scendono in piazza lunedì primo marzo "catena" umana in centro Arezzo: commercianti scendono in piazza lunedì primo marzo

Il futuro non si chiude. Rispondendo a questo proposito esercenti e commercianti aretini hanno deciso di aderire alla mobilitazione in calendario per lunedì 1° marzo. A distanza di un anno dall'entrata in vigore delle misure anti Covid, ecco che è il settore del terziario a prendere la scena per rappresentare una situazione arrivata al limite del sopportabile. Come noto, dallo scorso ottobre, categorie come quelle della somministrazione di alimenti si trovano costrette a rispettare specifiche modalità di apertura che cambiano a seconda del colore con cui vengono classificate le regioni, a loro volta valutate in base all'indice di contagio. A questi, tanto per citare alcune delle tipologie lavorative più colpite dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria, si uniscono albergatori, agenzie di viaggio, guide turistiche che da un anno intero si trovano con il cerino in mano. "Non ce la facciamo più - spiegano Anna Lapini e Mario Landini, rispettivamente presidente Ascom Toscana e Arezzo e presidente di Confesercenti Arezzo - non possiamo pensare di continuare a vivere in questa maniera. Sono tante le realtà che faticano ad andare avanti e che si trovano costrette ad alzare bandiera bianca. Dal governo Draghi ci aspettiamo risposte ed interventi specifici affinché si possa intraprendere la strada del ritorno alla normalità".

La manifestazione si svolgerà in contemporanea in tutti i capoluoghi toscani. Obiettivo dell'evento è richiamare l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di una diversa gestione dell’emergenza, alternativa alle chiusure imposte dalle normative e che stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza di imprese e occupazione.

“Sarà una manifestazione estremamente ordinata e pacifica, come nel nostro stile, e rispettosa delle misure di sicurezza - assicurano i due dirigenti delle associazioni del terziario Franco Marinoni e Mario Checcaglini, che anticipano - al termine, consegneremo un documento unitario al Prefetto di Arezzo, per spiegare al massimo esponente locale del governo le ragioni della nostra protesta. È ormai un anno che assistiamo alla sofferenza di tante imprese, condannate dalla pandemia e dai Dpcm a perdite di fatturato fino al 90%: dai titolari di palestre, cinema, locali da ballo e altri luoghi di intrattenimento, agli imprenditori del turismo. Ma in corso Italia ci saranno anche i rappresentanti del mondo dello spettacolo, delle palestre e delle scuole di danza, i gestori di discoteche, gli ambulanti, i commercianti di vari settori dagli articoli sportivi alla moda, poi le rappresentanze di bar e ristoranti, aperti e chiusi a singhiozzo ormai da mesi, con i loro dipendenti, i loro fornitori e tutti i professionisti e lavoratori che a vario titolo gravitano intorno al mondo del terziario, come grafici, commercialisti, comunicatori, grossisti, trasportatori e così via”.

“È da marzo 2020 che andiamo avanti a suon di Dpcm e cambi di “colori”, senza poter programmare quasi nulla delle nostre attività, appesi al filo sottile della speranza che le vaccinazioni facciano cessare in fretta la pandemia – dice la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – ci reggiamo con i nostri risparmi personali, i pochi ristori che sono arrivati dallo Stato, i fidi bancari. Ma non sappiamo quanto potremo andare avanti così. Solo in Toscana nel 2020 abbiamo perso oltre 12 milioni di euro di consumi e tra poco, se non verrà confermato il blocco dei licenziamenti con il rinnovo della cassa integrazione, c’è il rischio che un dipendente su cinque nel terziario perda il lavoro. Uno scenario inquietante, a fronte del quale noi chiediamo solo di poter lavorare, conciliando salute e sicurezza con l’esigenza di andare avanti”.

“Le associazione del terziario - dichiara il presidente di Confesercenti Mario Landini - hanno il dovere di salvare il patrimonio di imprenditorialità rappresentato dalle imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’obiettivo di salvare un tessuto imprenditoriale diffuso ci obbliga a manifestare affinché le ragioni della categoria siano ascoltate. Ad oggi ancora l’obbligo di chiusura totale per molti settori, mette a repentaglio il futuro di molte aziende, di molti imprenditori e delle loro famiglie. Sentiamo quindi, seppur con il massimo rispetto per le persone malate di Covid e con la convinzione di dover adottare tutte le misure di prevenzione per evitare i contagi e la diffusione del Coronavirus, di salvare il patrimonio di imprenditorialità fortemente a rischio. Con la manifestazione intendiamo quindi attirare l’attenzione verso le imprese che nel 2020 hanno perso 200mila posti di lavoro. Ci sono interi settori che soffrono una situazione devastante, per uscire dalla quale servono norme comprensibili. Per esempio, non è accettabile per i ristoratori che si possa aprire a pranzo e non a cena. Riteniamo che servano maggiori controlli sugli assembramenti, piuttosto che insistere sulle limitazioni alle imprese”.


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