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Il rito di passaggio di una studentessa fuorisede aretina è più o meno sempre lo stesso:
"di dove sei? "
"di Arezzo"
"quindi sei arezzina"
"no guarda si direbbe aretina". 

Per quanto non sia uno scambio particolarmente brillante, spesso dà origine a discussioni più interessanti. Mi sono infatti trovata più volte a voler spiegare a qualche mio connazionale in cosa consiste la manifestazione che distingue la mia città dalle altre: la Giostra del Saracino. Dopo aver tentato una spiegazione rudimentale, mi sono sentita rispondere più volte, "ah ma quindi è come il Palio?!", "no, non lo è."
AREZZO ALTO
Arrivati a questo punto della conversazione, l’aretina indignata e piena di sentimenti nazionalisti – una aretina che ha avuto anche la fortuna di studiare a Siena e di ammirare da vicino la bellezza del Palio - cerca sempre di rendere giustizia ad entrambe le manifestazioni, spesso fallendo miseramente. La Giostra raramente trionfa sull’anonimato.

La manifestazione è presente da secoli sul territorio ed è profondamente vissuta da tutta la cittadinanza, esistendo al tempo stesso in una sorta di paradosso: ci indigniamo se non è conosciuta al di là delle mura cittadine, ma cerchiamo sempre di mantenerla soltanto per gli aretini.
Come uscirne indenni?giostra2
E’ incredibilmente difficile trasmettere l’amore per la Giostra in una conversazione di cinque minuti al bar dell’università e quindi il mio obiettivo principale è sempre quello di incuriosire e di spronare chi mi ascolta ad informarsi in modo autonomo. Ho modificato il mio approccio, rendendolo lineare ma al tempo stesso denso di informazioni: prima parlo brevemente dei Quartieri e della suddivisione territoriale e poi cerco di spiegare a grandi linee come si svolge la manifestazione e quali sono i protagonisti principali, passando dalla settimana del Quartierista alla Propiziatoria, agli Sbandieratori e ai Musici, arrivando al Buratto, al Maestro di Campo e ai cavalieri dei Quartieri.
La soddisfazione più grande è quando chi ha subìto la mia appassionata e vivace spiegazione torna a chiedermi informazioni e/o fotografie della città durante il periodo di festa.
Alla luce degli avvenimenti della 131esima edizione della manifestazione mi verrebbe da chiedere se siamo davvero in grado di “esportare” la manifestazione al di là dei confini comunali.
Per quanto mi riguarda la Giostra dovrebbe essere un momento festa, basti prendere come esempio la cena Propiziatoria (il momento più atteso della settimana del Quartierista): quanti di noi, dopo aver cancellato tutti gli impegni, rientrano in terra d’Arezzo solo per vivere la città in quella sera? Quanti di noi hanno portato amici e conoscenti, promettendo una serata indimenticabile?
Mi dispiace ci sia mancanza di sportività a cui purtroppo, in alcune occasioni, si aggiunge anche la mancanza di educazione ma ciò che mi fa riflettere di più è la mancanza di unione: pur essendo formalmente divisi in quattro quartieri, idealmente, i cittadini dovrebbero essere uniti nell’amore per la Giostra e per le sue tradizioni.