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Due anni e quattro mesi di reclusione, questa la condanna per Piero Mancini, ex presidente dell'Arezzo Calcio, alla sbarra per il crac del suo gruppo imprenditoriale la Ciet. Il Pm Marco Dioni aveva chiesto 5 anni. Insieme a Mancini è stato condannato uno degli amministratori del gruppo, Paolo Grotti a due anni, con la sospensione della pena.
La vicenda risale al 2013, quando le aziende che facevano capo a Mancini passarono da un fatturato di milioni di euro al fallimento. Mancini aveva negli anni d'oro delle sue aziende anche sostenuto con forza la strada dell'Arezzo Calcio.
Si trattava di un gruppo con circa tremila dipendenti, tra la Ciet che operava nel settore dell’impiantistica telefonica, la Mbf nel campo dell'edilizia e una delle prime aziende aretine di telefonia la Flynet.


Dopo il crac, le accuse per Mancini erano quelle di distrazione di fondi. In totale una bancarotta da circa 62mln di euro. Distrazione che Mancini ha sempre negato.
Proprio i soldi finiti nelle casse dell'Arezzo Calcio, circa 13mln, erano uno dei capi d'accusa più corposi. Per questo file Mancini è stato assolto.
Alla fine Mancini è stato condannato per 1,4mln usciti dalla Ciet Impianti per i quali però c'è una sentenza del tribunale di Arezzo passata già in giudicato che assolve Mancini dall'aver intascato come profitti personali questo denaro.


“Una grande gioia, ancor prima che professionale, per la fine di un lungo ed ampiamente immeritato calvario per un apprezzato commercialista aretino e per una delle figlie del Comm. Mancini – commenta il difensore dell'imputato l'avvocato Luca Fanfani - Quest'ultima in particolare ha sostenuto con incredibile dignità e fiducia nella giustizia il peso di ben 9 processi penali negli ultimi 10 anni, tutti collegati alle società del padre e tutti conclusi con esito pienamente assolutorio.
Una sentenza dall'esito inequivocabile, che restituisce dopo anni ad entrambi i miei assistiti piena onorabilità, permettendogli di continuare a guardare al futuro con rinnovata fiducia nella giustizia.”


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