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Il 48enne che con il suo suv invase la corsia e si schiantò contro l'auto di Helenia Rapini, la 29enne aretina operatrice dell'Enpa, che perse la vita, non può essere ritenuto responsabile della tragedia stradale.

L'invasione di corsia, "non può essere ascritta" al 48enne perché "da lui non voluta né derivante da imprudenza o negligenza". Con questa parole il gup Giulia Soldini motiva la sentenza di assoluzione pronunciata lo scorso 11 gennaio.

Per l'uomo non era "prevedibile (la perdita del controllo della vettura ndr), perché non sapeva di essere malato, non potendo quindi pretendersi atteggiamenti prudenti o diligenti".

Il 48enne sarebbe stato affetto da sindrome di apnee ostruttive del sonno, conosciuta come Osas, che avrebbe causato la perdita di coscienza mentre era al volante. Una patologia che l'uomo non avrebbe saputo di avere prima dell'incidente.

I familiari di Helenia a suo tempo raccontarono tutta la loro amarezza ai nostri microfoni per questa sentenza.

“E' come se fosse morta un'altra volta” - ci disse il padre.

Il legale del padre, Francesco Valli, spiega che "la famiglia è rimasta molto amareggiata e delusa per questa sentenza, che reputa assolutamente ingiusta, tuttavia non perde la speranza e confida sul fatto che venga appellata e sia resa la dovuta giustizia sulla morte di Helenia".

Le motivazioni, spiega l'avvocato Valli, “come già ci aspettavamo non tengono in considerazione quanto da noi evidenziato nelle precedenti memorie depositate unitamente alla consulenza del Prof. Todisco nel fascicolo dal Giudice, vale a dire che la causa del sinistro nel quale ha perso la vita Helenia non è da ricondurre alle Apnee Ostruttive del Sonno bensì dal fatto che il 48enne, come

risulta dalla certificazione del SOD di tossicologia Forenze dell’Ospedale di Careggi, al momento della guida era sotto l’effetto del potente sonnifero a emivita prolungata Delorazepam, referto che se fosse stato valorizzato dai periti avrebbe permesso di non scomodare l’OSAS per spiegare il colpo di sonno.”

Valli ha già contatto anche il procurato capo Roberto Rossi.

"Mi ha assicurato - afferma - che avrebbe letto attentamente le motivazioni e valutato la proposizione dell’appello. Qualora a breve la sentenza non venga appellata dalla Procura di Arezzo, prima che scadano i termini per l'impugnazione, presenterò un’istanza motivata al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Firenze affinché l’appello venga promosso da quest’ultimo. Finora la Cassazione ha sempre ribadito che affinché il colpo di sonno che assale il conducente possa rientrare nella nozione di malore improvviso e scusare l’autore dell’incidente occorre che vi sia la prova rigorosa che si tratti di sonno patologico sopraggiunto senza sintomi premonitori e di un’infermità che non poteva aver dato segni in passato, prova che in questo caso non vi è affatto stata, per cui sono pressoché sicuro che anche in considerazione di ciò qualora impugnata la sentenza sarà riformata".


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