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Il Comune ha deciso di tirare diritto. Il 28 ottobre la pratica della Fondazione Arezzo Comunità arriverà all’esame del Consiglio. E ci arriverà senza un vero confronto. Come rappresentanti del comitato “Giù le mani dalle mense”, ma soprattutto come genitori e cittadini di Arezzo, rivolgiamo un ultimo accorato appello al Sindaco Ghinelli, affinché convochi un’assemblea pubblica aperta a genitori e alla cittadinanza tutta per spiegare, finalmente, le ragioni della scelta, che sembra ormai fatta, dell’Amministrazione.

Noi non abbiamo un atteggiamento pregiudiziale ma è chiaro che la mancanza di informazioni e di confronto ci orienta ad esprimere una ferma contrarietà rispetto ad una dinamica che sembra precipitare verso la Fondazione senza considerare le prerogative di sovranità in capo alla cittadinanza e senza tenere nel debito conto degli aspetti formali della vita democratica del Comune. Le nostre richieste di chiarimenti, espresse in sede di Commissione Mensa e in occasione del Consiglio Comunale aperto dello scorso giugno, sono state puntualmente disattese. Il tema non è secondario: stiamo parlando di una profonda riorganizzazione di tutto il sistema dei servizi sociali ed educativi del Comune di Arezzo. Una riorganizzazione che, per sua stessa natura, non può essere calata dall’alto né tanto meno, andando ad impattare sul benessere e sulla qualità della vita delle persone più fragili e degne di tutela della nostra comunità, può essere trattata come un argomento qualsiasi della campagna elettorale.

Gli aspetti che meritano e pretendono dialogo aperto e trasparente sono innumerevoli e non si possono esaurire in poche battute. Solo guardando alla specifica questione delle refezione scolastica, torniamo a domandare: in quale modo e con quali controlli sarà gestito il servizio dalla Fondazione? Rimarranno i comitati mense e quale ruolo continueranno o non continueranno ad avere i genitori? Quali garanzie abbiamo del fatto che non verrà meno l’impegno a ristrutturare e potenziare le cucine interne alle scuole, elemento dimostratosi prezioso ed imprescindibile proprio durante le fasi più drammatiche della pandemia?


Dal particolare si passa facilmente al generale e le famiglie sentono di dover essere rassicurate circa il pericolo, che diventa una certezza quando si parla di un soggetto che risponde al diritto privato, di perdere l’ente pubblico quale referente privilegiato, eventualità temuta perché parliamo di beni comuni, sia che ci si riferisca ai servizi educativi che a quelli sociali. Chi eserciterà il controllo sulla qualità dei servizi della Fondazione e la loro rispondenza all’interesse pubblico? Chi stabilirà prezzi, tariffe e criteri di accesso? Le nuove assunzioni secondo quale criterio verranno fatte e quale contratto nazionale verrà applicato ai neo assunti?
Troppi i quesiti ancora senza risposta. Solo il primo cittadino, Alessandro Ghinelli, il garante ultimo dei diritti e del benessere di tutti gli aretini, può scioglierli in un incontro pubblico prima che la pratica passi all’esame del Consiglio Comunale.


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