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Tutti assolti tranne Rigotti. Così la sentenza di primo grado pronunciata oggi per il filone bancarotta nel processo per il crac di Banca Etruria. Dei 24 imputati ne mancherà uno Enrico Fazzini, ex presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Firenze, morto durante l’estate.

Gli altri, tutti ex manager e membri del Cda, erano sul banco degli imputati a vario titolo per i 200 milioni usciti da Bpel e che non sono mari rientrati. Tra questi lo yacht che non ha mai visto il mare, rimasto nel cantiere navale di Civitavecchia, l'intricata vicenda degli investimenti per Villa San Carlo Borromeo e dell’affaire Sacci. Nel corso delle udienze c’è stata anche la testimonianza di Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). L’intervento del Fondo che avrebbe potuto cambiare le sorti dell'istituto di credito aretino, non si è mai concretizzato per la posizione assunta all’epoca dai commissari europei che considerarono questo intervento “aiuto di Stato”.

Un processo durato due anni, con la pandemia che ha sicuramente fatto slittare i tempi.

La sentenza pronunciata alle 9:45 dal collegio presieduto dal giudice Giovanni Fruganti assolve tutti perché il fatto non costituisce reato. Di fatto un'assoluzione piena. Tra loro Lorenzo Rosi, ultimo presidene, Giovanni Inghirami, Laura Del Tongo e Natalino Guerrini, ex vice presidente.

“Si è data giustizia ad un cda che ha condotto la banca in anni difficili – commenta Natalino Guerrini – e che non ha avuto nessuna colpa sul default. Queste colpe vanno cercate in eventi che si sono verificati dopo la nostra presenza.”

"Grande soddisfazione per una sentenza giusta - afferma l'avvocato Luca Fanfani -  che impone da subito un cambio di registro a tutti gli organi di stampa che per cinque lunghi anni si sono ostinati ad alimentare una verità farlocca e che oggi dovrebbero pubblicamente scusarsi con ciascuno dei professionisti travolti per 5 lunghi anni da continue ondate di fango mediatico Nell'assolvere tutti gli amministratori e funzionari della banca, la sentenza ci dice che i responsabili del crack dell'istituto aretino non sono da ricercare nei bravi professionisti che diligentemente hanno erogato i finanziamenti, ma nella miriade si sofferti che colposamente o fraudolentemente non ha restituito nel corso degli anni i soldi prestati. Nessun capro espiatorio, responsabile del fallimento della banca è chi non ha restituito i soldi ricevuti, questa è la fondamentale verità che la sentenza ci consegna."

Unico condannato a 6 anni di reclusione ed interdizione dai pubblici uffici Alberto Rigotti, ex consigliere.

Al procedimento erano state ammesse oltre 2.000 parti civili ammesse. Tra loro c'è anche Lidia Di Marcantonio, vedova di Luigino D'Angelo, il risparmiatore di Civitavecchia che si tolse la vita il 28 novembre 2015 dopo aver affidato 110 mila euro in obbligazioni alla filiale locale della Bpel. Oggi in aula solo tre ex risparmiatori.

“E' una sentenza che ci aspettavamo – commenta un risparmiatore – ora vedremo cosa possiamo fare e se la procura farà ricorso in Appello. Io non mai ripreso i miei soldi.”

Interviene anche Letizia Giorgianni, presidente dell'associazione "Vittime del Salvabanche", oggi non presente in aula. 

“Tutti assolti, tranne che il capro espiatorio – continua la Giorgianni - in Banca Etruria sono stati bruciati i risparmi di 35mila toscani, polverizzati 300 milioni di euro di obbligazioni e azioni, ma per questi giudici non c’è stato reato. Sentenza tra l’altro in contrasto con quella del Giudice Borraccia (del gennaio 2019) che per quegli stessi fatti ha condannato il Presidente ed il direttore generale Bronchi e Fornasari per bancarotta fraudolenta. Oggi il Tribunale di Arezzo invece dice che quei fatti non sussistono buttando all’aria l’enorme lavoro fatto in tutti questi anni da Guardia di Finanza e Procura di Arezzo.”


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