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Il procedimento per le consulenze d'oro sul crac di Banca Etruria, è stato l'ultimo aperto dalla procura di Arezzo.
Ad essere contestate dal pool di magistrati, guidato dal procuratore Roberto Rossi, sono le consulenze affidate nel 2014 dal cda della banca per valutare, analizzare e successivamente avviare il processo di fusione con un altro istituto di credito di elevato standing, come richeisto dalle autorità bancarie. In particolare c'era in ballo la fusione con la Banca Popolare di Vicenza, che poi non si concretizzò.
Secondo quando raccolto e documentato dagli inquirenti, furono affidati incarichi per circa 4 milioni e mezzo di euro tra il giugno e l'ottobre 2014. Gli incarichi riguardarono grandi società come Mediobanca e noti studi legali di Roma, Milano e Torino.
Consulenze, secondo l'accusa, in gran parte inutili e ripetitive in un momento in cui il dissesto finanziario della banca era già noto.
Il prossimo 16 di giugno di fronte al giudice del tribunale di Arezzo Ada Grignani, dovranno comparire i 14 imputati. Tra loro anche Pier Luigi Boschi, padre della ex ministra Maria Elena, capogruppo Iv alla Camera. All'epoca dei fatti contestati Boschi ricopriva la carica di vice presidente dell'istituto di credito aretino. Con Pier Luigi Boschi sono sul banco degli imputati tredici tra ex dirigenti e consiglieri del cda che ratificò quegli incarichi: Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Claudia Bugno, Daniele Cabiati (ultimo direttore generale della banca), Carlo Catanossi, l'ex vicedirettore Emanuele Cuccaro, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini Lapini, Claudio Salini e Ilaria Tosti.


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