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Arezzo, anche Francesco Macrì contro l'art. 42 del "cura Italia". Dal 18 maggio la ripartenza Arezzo, anche Francesco Macrì contro l'art. 42 del "cura Italia". Dal 18 maggio la ripartenza Arezzo, anche Francesco Macrì contro l'art. 42 del

Contrarre il Covid 19 per i dipendenti delle aziende è equiparabile ad un infortunio sul lavoro. E per il datore si prospettano tutte le conseguenze civili e penali fino, in caso di decesso, all'ipotesi di reato di omicidio colposo.”

E' quanto previsto dall'articolo 42 decreto Cura Italia. Una norma che aveva fatto sollevare le ire di migliaia di imprenditori pronti a non riaprire la loro azienda.

Tanto che l'Inail nella serata del 15 maggio, ha corretto il tiro e con una nota che recita:

"il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale, solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa".

I dubbi restano, ma nonostante questo la voglia di ripartire è tanta da parte di chi dopo due mesi i stop tirerà su le saracinesche. Il 18 maggio al via i negozi di vicinato, i bar, i ristoranti , i parrucchieri e gli estetisti.

Sul tema è intervenuto anche Francesco Macrì:

"Se l’impresa rispetta tutte le regole per la prevenzione e tutte le misure indicate nelle varie normative emanate in queste settimane, non può essere ritenuta penalmente e civilmente responsabile dell’eventuale contagio di un dipendente. Per assurdo potrebbe lavorare anche in Smart Working. E’ evidente, per i modi in cui si diffonde il contagio e per le incomplete conoscenze sullo stesso Covid scaricare le responsabilità sui datori di lavoro, così come prevede l’articolo 42 del “Cura Italia”, è non solo sbagliato ma anche pericoloso perché potrebbe provocare un rallentamento della ripresa produttiva del Paese e indurre molte aziende a prolungare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali."


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