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Arezzo, la mobilitazione del commercio: negozi aperti ma solo per protesta Arezzo, la mobilitazione del commercio: negozi aperti ma solo per protesta Arezzo, la mobilitazione del commercio: negozi aperti ma solo per protesta

Sono 10mila in provincia di Arezzo le imprese del terziario sospese nel periodo di lockdown, che hanno visto i propri ricavi completamente azzerati – o quasi – e che ora, col protrarsi dell’emergenza sanitaria, si sentono ogni giorno di più a rischio sopravvivenza.
Per raccogliere il loro grido di allarme, Confcommercio Toscana ha organizzato oggi (lunedì 4 maggio) una mobilitazione che anche in provincia di Arezzo ha visto coinvolti capillarmente molti negozi, bar e ristoranti del capoluogo e di altre città. Serrande alzate, porte aperte, luci accese: pur senza far entrare i propri clienti, gli imprenditori del terziario hanno voluto sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulla necessità stringente di ripartire, così come è stato concesso ad altri settori, economici, e su quella di misure concrete di sostegno al settore (come contributi a fondo perduto, moratoria fiscale, aiuti per pagare affitti e bollette) per evitare il peggio.
Secondo l’indagine commissionata da Confcommercio all’istituto Format Research, per il 2020 sono a rischio il 15% del valore aggiunto complessivo del terziario provinciale (ovvero circa 800 milioni di euro), 5 mila posti di lavoro e la sopravvivenza di duemila imprese del commercio, della ristorazione, della ricezione turistica, dei servizi alle imprese, dei servizi alla persona, della logistica.

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