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Riceviamo e pubblchiamo la lettera aperta di Flavio Sisi sulla probabile chiusura della scuola elementare di Quarata (Ar). 
"Babbo, ma allora la nostra scuola chiude?" Esordisce così mio figlio quando mi vede rientrare a casa dall'ennesima riunione con il Preside, il collegio docenti e i genitori del plesso di Quarata.
Secondo le normative dei burocrati che ci amministrano non ci sono abbastanza bambini per permettere la realizzazione della prima elementare nel plesso di Quarata. Sentenziano dimenticando che spesso ci sono fratelli e sorelle nello stesso plesso, alla faccia della continuità scolastica, del benessere dei nostri figli, dell'aver investito oltre 200.000 euro negli ultimi anni per avere ad oggi una scuola perfettamente sicura e moderna.
Chi glielo spiega ai nostri figli, così uniti, che non sappiamo come tenerli insieme il prossimo anno? Che se chiude una classe, e piano piano una scuola, c'è sempre qualcuno che gioisce per aver risparmiato soldi e tempo.
E non mi si venga a dire che c'è stato impegno perché sappiamo tutti che non si è voluto intervenire a salvaguardia delle scuole di periferia, unici presidi di sopravvivenza delle frazioni insieme ai centri sociali.
Idee e proposte ne avevamo e ne abbiamo ancora ma nessuno ha avuto il coraggio di fermare l'emorragia che ha colpito le nostre "scuole di campagna", più grandi, più spaziose, più sane, più verdi.
Avevamo cercato più volte di dirlo, ci hanno accusato di fare del terrorismo mediatico, ci hanno concesso qualche palliativo. Ma adesso la realtà ci dà ragione. Purtroppo.
Il tasso di natalità sempre più basso ci costringe ad una guerra tra poveri per sopravvivere, relegando il Comune a spettatore amorfo, piuttosto che soggetto propositivo e risolutivo....È il fallimento della politica sociale, di quella politica sensazionalistica fatta di comunicati stampa continui e di becero attivismo solo quando si avvicinano le elezioni.
È la vittoria di quegli amministratori che si preoccupano solo di accorpare, risparmiare, tagliare e fare cassa....Ma io non ci sto e allora, tornando alla frase iniziale, guardando mio figlio mi sono sentito solo di dirgli "No, non chiuderanno niente perché la difenderemo a costo di incatenarci al cancello". E lo faremo.