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Arezzo, morì in ospedale dopo ore di sofferenza: medici prosciolti Arezzo, morì in ospedale dopo ore di sofferenza: medici prosciolti Arezzo, morì in ospedale dopo ore di sofferenza: medici prosciolti

Non si andrà a processo per la morte di Cinzia Patricolo, la donna di 47 anni che morì il 3 febbraio 2017 dopo essere entrata in pronto soccorso al San Donato di Arezzo la mattina del giorno precedente con forti dolori addominali, vomito e nausea. Il decesso sopraggiunse dopo 16 ore in cui le vennero somministrati degli antidolorifici come la morfina. La morte di Cinzia poteva essere evitata con un diverso approccio terapeutico? La famiglia ne è sempre stata convinta e decise di presentare un esposto in Procura. Venne aperta un'indagine per omicidio colposo a carico di sette persone tra medici e altri operatori sanitari che erano in servizio in quelle drammatiche ore. Solo per due medici c'era stata la richiesta di rinvio al giudizio con l'accusa di colpa medica. Secondo la Procura infatti si erano verificati alcuni errori di diagnosi per le condizioni della paziente, prolungando la sua permanenza al pronto soccorso. Il gup Ponticelli è stato di diverso avviso, con una sentenza di non luogo a procedere. I due medici erano difesi dagli avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini. Secondo la difesa il decesso, considerate le condizioni della donna, sarebbe comunque sopraggiunto anche con una diversa condotta medica. La famiglia, assistita dall'avvocato Claudia Pasquini, ha appreso con amarezza il verdetto ma continuerà la battaglia in sede civile.

Nonostante sia stato sancito il grave errore diagnostico - ha scritto Angelo Rossi, il cognato - i periti hanno stabilito che anche in caso di corretta diagnosi le probabilità di sopravvivenza di Cinzia sarebbero state intorno al 90% , non sufficienti per imbastire un processo penale, dove serve la certezza assoluta che si sarebbe salvata. Quindi ci rimane la strada del processo civile, già avviato, che percorreremo con tutte le nostre forze per rendere giustizia a Cinzia. Resta il fatto che un essere umano che avrebbe potuto salvarsi al 90% è stato lasciato abbandonato per 11 ore in “osservazione” imbottito di morfina a morire su un lettino per una diagnosi errata e per grave imperizia, quando esistevano tutti gli elementi diagnostici storici e casistici per arrivare a una diagnosi corretta e per tentare di salvare la vita (cosa che sarebbe avvenuta al 90%)