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Morta in casa per overdose, dimezzata la pena in appello per il pusher Morta in casa per overdose, dimezzata la pena in appello per il pusher Morta in casa per overdose, dimezzata la pena in appello per il pusher

Sarah Smai morì nel 2017, stroncata ad un mix di sostanze stupefacenti: eroina e cocaina. Adesso per quell'overdose mortale è arrivata la sentenza d'appello, che in sostanza dimezza la condanna di primo grado per beil Moez, il 22enne il magrebino che quella notte era con le e che le fornì la droga. Il giovane, imputato per spaccio e omicidio colposo era stato condannato in primo grado dal giudice del tribunale di Arezzo Fabio Lombardo a 8 anni e 4 mesi, 6 per detenzione di droga ai fini di spaccio e due per morte in conseguenza di un altro reato. Ma in appello la difesa è riuscita a far derubricare lo spaccio dalla forma più grave del primo comma, al quinto, la modica quantità. La pena complessiva è così scesa a 4 anni e 4 mesi. Il cadavere della ragazza fu ritrovato la mattina dell'11 marzo in un casolare di Cesa, nel comune di marcano della chiana. Era nuda, riversa sul letto, lasciata morire da sola dai due magrebini che scapparono senza chiedere aiuto. Uno dei due pusher, sempre accusato per la morte della giovane, è ancora latitante. Si tratta di Bechir El Brahm, 31enne, tunisino, da tempo ricercato su tutto il territorio nazionale, ed adesso atteso per l'11 giugno di fronte al gup.