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Olio greco spacciato per toscano Dop: maxi frode coinvolge anche la provincia di Arezzo Olio greco spacciato per toscano Dop: maxi frode coinvolge anche la provincia di Arezzo Olio greco spacciato per toscano Dop: maxi frode coinvolge anche la provincia di Arezzo

Ha toccato anche la provincia di Arezzo la maxi truffa dell'olio greco ed extracomunitario spacciato invece per extra vergine d'oliva Toscano dop. Una frode che ha riguardato gli anni 2014-2015 e 2015-2016 e per la quale adesso sono alcune decine di indagati. Sono stati infatti notificati a 31 produttori di olio extravergine di oliva, titolari di frantoi e rivenditori, gli avvisi di conclusione indagini nell'ambito di un'inchiesta avviata nel marzo 2016 dalla procura di Grosseto per associazione a delinquere finalizzata a un numero indeterminato di delitti di frode in commercio anche con falsi documenti. Gli accertamenti dei carabinieri forestali, insieme al nucleo investigativo Nipaaf, hanno riguardato 4 province toscane (Grosseto, Siena, Arezzo e Firenze) e quella di Foggia. Gli avvisi sono stati notificati anche ad alcune società operanti nel settore. Secondo la procura veniva messo in vendita olio extravergine di oliva di origine comunitaria, in prevalenza olio greco, contrabbandato per olio extravergine Toscano Igp e per extravergine italiano. La frode ha riguardato le campagne olearie 2014-2015 e 2015-2016. Due annate particolarmente delicate, quando - a causa della mosca olearia - i quantitativi di olio extravergine di oliva prodotti in Toscana non erano stati così abbondanti da evadere le richieste del mercato. Grazie all’attività fraudolenta, gli indagati erano riusciti a commercializzare notevoli quantitativi di olio extravergine di oliva, da loro venduto come “italiano” mentre, in realtà, si trattava di olio extravergine di oliva “comunitario”, nonché notevoli quantitativi di olio extravergine di oliva, da loro venduto come “atto a divenire Toscano IGP”, mentre in realtà si trattava di olio extravergine di oliva “greco” O genericamente italiano”.E’ così gli operatori sono stati in grado di assicurarsi considerevoli profitti illeciti, lucrando sulla differenza di prezzo tra l’olio comunitario e quello italiano.