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Arezzo, "noi travolte dal fallimento di Banca Etruria". In 35 senza lavoro Arezzo, "noi travolte dal fallimento di Banca Etruria". In 35 senza lavoro Arezzo,

Memar, un addio silenzioso nell’indifferenza delle istituzioni e della politica. “Gli ammortizzatori sociali si stanno esaurendo e alla fine avremo perso 35 posti di lavoro. Personale qualificato che, senza alcuna responsabilità è stato travolto dal ciclone Banca Etruria – ricordano Claudio Bianconi ed Erina Nencetti, segretari Filcams Cgil e Fisascat Cisl. Dopo quasi due anni abbiamo in archivio molte promesse che hanno una data allineata con quella delle elezioni politiche. Poi più nulla".

La Memar è una società del gruppo Mediatica Spa e si occupa di gestione elettronica documentale, business process outsourcing, dematerializzazione, archiviazione fisica, data management e multidelivery documentale. Presente ad Arezzo dal 1987 aveva come cliente privilegiato Banca Etruria, come conferma anche la vicinanza delle sedi e il fatto che la prima fosse in affitto in un immobile di proprietà della seconda.

Fino alla crisi di Banca Etruria non c’erano stati problemi – ricordano i due sindacalisti. Poi la crisi, il decreto del Governo Renzi e l’inizio della fine. Nel giugno 2017 la prima disdetta di alcune lavorazioni, in particolare modo quelle di back office. I contratti che sarebbero andati in scadenza nel gennaio del 2019 sono stati poi interrotti con largo anticipo e cioè nel novembre 2017”.

8 dipendenti ricevono la lettera di trasferimento nella sede romana della Società. 17 entrano nel fondo integrativo salariale, l’equivalente della cassa integrazione per il commercio. Solo 8 addetti, che scenderanno a 7, rimangono al lavoro per la Memar di Arezzo occupandosi di altri clienti. Ubi, che nel frattempo ha acquisito Banca Etruria, annuncia che per almeno un anno la sede sarà ancora a disposizione di Memar per consentire alla banca di trasferire altrove la grande mole di documenti cartacei che si è accumulata negli anni.

Le carte si spostano ma i lavoratori non sono faldoni su uno scaffale – ricordano Bianconi e Nencetti. Ad un gruppo di dipendenti è stato proposto il trasferimento nella sede centrale del gruppo che, però, è a Reggio Emilia. Una soluzione che non è fattibile se consideriamo stipendio, famiglia, nuova casa e tutto quanto comporta il trasferimento in un luogo di lavoro che non può essere raggiunto quotidianamente facendo i pendolari”.

La sintesi finale è che oggi i dipendenti ex Memar sono in disoccupazione.

"Questa azienda non può morire in silenzio – concludono i Segretari di Filcamas e Fisascat. Nei momenti caldi della vicenda abbiamo registrato gli impegni delle istituzioni, dei rappresentanti locali del governo, della politica, di alcune grandi aziende pubbliche del territorio. Adesso siamo di fronte al silenzio assoluto Impegnarsi è facile quanto dimenticare ma qui abbiano persone e famiglie senza futuro. Chiediamo che si riaccendano i riflettori su questi lavoratori e che ci sia un impegno di tutti a trovare una soluzione che non sia il semplice ritorno a casa”.