Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

False assunzioni per ottenere permesso di soggiorno e disoccupazione: 60 indagati False assunzioni per ottenere permesso di soggiorno e disoccupazione: 60 indagati False assunzioni per ottenere permesso di soggiorno e disoccupazione: 60 indagati

Sono state così iscritte nel registro degli indagati dalla procura di Arezzo una sessantina di persone, tra falsi datori di lavoro e lavoratori fasulli, a seguito in un'inchiesta che ha preso avvio nel 2015. Nel corso delle indagini, portate avanti dalla Guardia di Finanza di San Giovanni Valdarno, sono stati svolti accertamenti su un'ottantina di contratti di lavoro. Le fiamme gialle hanno così portato alla luce un vero e proprio giro di false assunzioni. Truffa, falso e violazione delle norme sull'immigrazione, questi i reati ipotizzati dalla procura a carico di 62 persone, tutte residenti in provincia di Arezzo. Gli indagati sono tutti cittadini stranieri, comunitari e non, che si sarebbero prestati per registrare i rapporti di lavoro fasulli come colf e badanti regolarmente registrati tramite i Caf. Grazie a questi contratti venivano rilasciati loro permessi di soggiorno, gli immigrati potevano infine potevano anche percepire indennità di disoccupazione. Circa 30mila euro gli indennizzi erogati e indebitamente percepiti. Al momento sarebbero in corso anche alcuni accertamenti sull'attività di un impiegato di un Caf, che potrebbe aver agevolato il giro adesso smascherato. Le indagini, svolte in collaborazione con Inps ed Ispettorato del lavoro, sono ancora in corso, potrebbero portare alla luce nuovi casi. Le indagini delle fiamme gialle aretine infine hanno portato alla scoperta anche di un'altra decina contratti fittizi. In questo caso gli immigrati erano stati assunti ancora come colf e badanti mentre in realtà facevano gli operai, il che consentiva di pagare contributi più bassi.