Etichettatura, occasione decisiva anche per l'agricoltura aretina VIDEO

Da oggi le etichette di tutte le confezioni di latte e prodotti lattiero-caseari devono indicare il nome del Paese in cui è stato munto il latte e quello in cui è stato condizionato o trasformato. Se il latte utilizzato sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con una sola dicitura "Origine del latte: Italia". Tutto questo grazie, fondamentalmente, alla pluriennale battaglia Coldiretti per l'etichettatura di origine dei prodotti agroalimentari a tutela sia della salute dei consumatori, sia della promozione sul mercato dei prodotti agricoli made in Italy.

Non poteva tenersi, quindi, in un giorno più adatto, il workshop organizzato da Coldiretti Arezzo ieri mattina, presso la Camera di Commercio di Arezzo, sul tema "Tutta questione di etichetta: tracciabilità, trasparenza e sicurezza alimentare per il vero Made in Italy".




Lo scopo? "Portare a piena conoscenza delle imprese agricole aretine le novità normative in tema di etichettatura degli alimenti al fine di ricostruire la provenienza dei prodotti, indice di trasparenza e valore aggiunto per le nostre produzioni locali di qualità". Sono parole di Mario Rossi, direttore Coldiretti Arezzo, che ha moderato il dibattito a cui ha preso parte una foltissima rappresentanza di imprenditori agricoli.

"Questo incontro - ha spiegato proprio il direttore Rossi - si inserisce pienamente nell'azione che Coldiretti sta portando avanti per la salvaguardia dei prodotti italiani, che contribuiscono anche a mantenere curato il nostro territorio. L'etichettatura alimentare, infatti, non è soltanto una pratica di gestione delle informazioni ma è soprattutto una legge che coinvolge, in vario modo, tutti gli operatori della filiera, in particolar modo le imprese agricole per le quali è necessario rendere il prodotto agricolo di filiera corta correttamente riconoscibile, leale nella comunicazione, buono, salubre e sicuro per il consumatore e quindi veicolo di reddito e valorizzazione anche economica della propria attività". Dal direttore Mario Rossi è venuto anche uno spunto importante per la città di Arezzo, quando ha affermato, "sempre sul fronte della massima diffusione dei prodotti certificati del territorio, oltre all'impegno sui mercati in piazza di Campagna Amica, Coldiretti Arezzo sta lavorando per arrivare al più presto alla realizzazione di un Farmer-market al coperto con gli agricoltori del territorio messi nelle migliori condizioni per incontrare i cittadini consumatori".

Dopo i saluti di apertura di Andrea Sereni, presidente della Camera di commercio di Arezzo e di Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, sono intervenuti Rolando Manfredini, Capo Area sicurezza alimentare della Confederazione Nazionale Coldiretti, l'on. Marco Donati, Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni contraffazione. Dopo una sessione di interessante dibattito, le conclusioni di Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana e Arezzo.

Entrando in cronaca della mattinata, dopo il breve ma incisivo saluto di Sereni, che ha evidenziato "il ruolo decisivo di un'agricoltura di qualità sia per l'economia aretina e sia per la tutela dell'ambiente e quindi delle potenzialità turistiche aretine", è intervenuto il direttore di Coldiretti Toscana, De Concilio, che ha spiegato come "insieme allo stabilimento di lavorazione, sia fondamentale che al più presto sia indicata obbligatoriamente in etichetta anche la provenienza di tutti gli alimenti, visto che è di gran lunga considerato l'elemento determinate per le scelte dei consumatori".

"L'etichetta - ha sottolineato ancora De Concilio - è considerata un elemento rilevante di trasparenza da parte dei consumatori italiani che nel 96% dei casi dichiarano che è molto importante che vi sia scritta in modo chiaro e leggibile l'origine dell'alimento e per l'84% è fondamentale ci sia anche il luogo in cui è avvenuto il processo di trasformazione".

Rolando Manfredini, Capo Area sicurezza alimentare di Coldiretti nazionale è invece partito dallo scenario di riferimento: "In Italia sono in aumento i casi di frodi alimentari, pensiamo che dall'inizio della crisi è di +248% il valore di cibi e bevande adulterate sequestrate in Italia,tanto che, secondo una nostra analisi, le frodi alimentari sono il reato più temuto dagli italiani. Addirittura per sei persone su dieci sono più gravi di quelle fiscali. Il business delle agromafie supera i 16 miliardi di euro ed è in continua crescita. C'è un forte aumento del commercio mondiale di cibo e l'Europa è destinataria del 12% delle importazioni mondiali di cibo, più di Usa e Cina".

"E' evidente - ha proseguito Manfredini - che in questa situazione non è possibile diminuire la food security, perché significherebbe allontanarsi dal controllo dell'intero ciclo produttivo, demandandolo agli standard produttivi e di controllo di altri paesi. L'Italia è al primo posto sulla sicurezza alimentare: i residui chimici oltre il limite (0,5%) sono inferiori di tre volte rispetto alla media Ue (1,5%) e ben dodici volte rispetto ai Paesi terzi (5,7%).".

"Uno strumento fondamentale contro le frodi - ha ricordato Manfredini - è appunto l'etichetta, che indica oltre alla denominazione dell'alimento, anche gli ingredienti presenti e altre importati informazioni sul prodotto. Ci sono prodotti per cui è previsto l'obbligo di inserire in etichetta l'origine degli alimenti ma ce ne sono moltissimi altri per cui non vige lo stesso obbligo".

L'informazione non chiara sull'origine alimenta fenomeni di falsificazione e imbrogli. Molti prodotti venduti come Made in Italy in realtà non lo sono: "Secondo le nostre analisi - ha precisato Manfredini - fino a ieri, ora non sarà più possibile grazie alla nuova normativa in vigore da domani, tre cartoni su quattro di latte UHT erano fatti con latte estero, un terzo della pasta è ottenuta da grano non Italiano, una mozzarella su due ottenuta con cagliate o latte non italiano. Resta il fatto che un kg di patate su tre viene dall'estero e un terzo dei prodotti venduti in Italia ed esportati come Made in Italy contiene materie prime straniere". Manfredini ha anche illustrato alle imprese presenti, direttamente con esempi pratici, le indicazioni obbligatorie da riportare in etichetta.

L'onorevole Marco Donati, nel suo intervento, ha spiegato che "sempre più anche le istituzioni si stanno rendendo conto che i consumatori vogliano essere informati su cosa mangiano e vogliono conoscere l'origine dei prodotti", e ha spiegato quindi "il lavoro svolto quotidianamente dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione che sta lavorando a difesa del Made in Italy e del Made in Tuscany, per dare ancora più energia a settori economici importanti per il nostro made in agroalimentare di qualità".

"Si aspetta da Bruxelles - ha detto ancora Donati, dopo quello in vigore da domani per latte e derivati, l'ok sull'obbligo di indicare l'origine del grano impiegato nella pasta come previsto nello schema di decreto che introduce l'indicazione obbligatoria dell'origine del grano impiegato nella pasta condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda". "Il ministro Martina - ha concluso Donati - la scorsa settimana ha anche annunciato la firma, assieme al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, del decreto per sperimentare l'origine dei prodotti a base di riso nell'etichetta. Oltre all'obbligo dell'origine, l'Italia chiederà a Bruxelles l'attivazione della clausola di salvaguardia per bloccare le importazioni di riso dai Paesi che godono del sistema tariffario a dazio zero nonostante utilizzino in maniera intensiva pesticidi vietati da anni nella Ue e sfruttino il lavoro minorile, come denunciato dai produttori di Coldiretti".

"Qui stiamo parlando di una battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che ha portato molti risultati ma - ha spiegato il presidente Tulio Marcelli, nelle sue conclusioni - oltre un terzo della spesa degli italiani è ancora anonima, con l'etichetta che non indica la provenienza degli alimenti: due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza indicazione in etichetta". "Da qui la necessità assoluta - ha insistito Marcelli - di accelerare sul percorso intrapreso a partire dall' entrata in vigore dell'etichettatura di origine obbligatoria per il grano".

L'obbligo di indicare in etichetta l'origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all'approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. "Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa ma - continua Marcelli - l'etichetta non indica ancora la provenienza di molti alimenti: come Coldiretti aspettiamo, e seguiremo con grande attenzione l'evolversi della situazione e delle decisioni politiche Europee e italiane, perché la vera battaglia per la nostra agricoltura ormai si può vincere solo rivendicando la qualità vera dei nostri prodotti attraverso la distintività che si evidenzia con l'origine certa e quindi lì etichettatura di tutti i nostri prodotti, unica arma contro la globalizzazione selvaggia, che allo stato attuale vede i cibi italiani essere quelli più falsificati al mondo: la stima del falso Made in Italy è di oltre 60 miliardi di euro, due volte il valore dell'export, 22 miliardi in Europa, 296milioni in Italia. Sono 300mila i posti di lavoro che potrebbero essere recuperati dalla lotta all'agropirateria".




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