Indagato Pier Luigi Boschi, il procuratore Rossi: "ho detto tutto quello che avevo da dire"

E' stato il quotidiano "La Verità" di Maurizio Belpietro a dare per primo la notizia poi ripresa anche dagli altri organi di stampa.
C'è un nuovo filone d’inchiesta sul crac di Banca Etruria con nuovi indagati e tra questi, tutti nomi eccellenti, ci sarebbe anche Pierluigi Boschi, ex vicedirettore e padre di Maria Elena Boschi.
A finire in questo fascicolo aperto per "falso in prospetto" ci sarebbe oltre al padre del sottosegretario, anche Giuseppe Fornasari, altri consiglieri del cda in carica nel 2013, il direttore generale Luca Bronchi e alcuni componenti del collegio sindacale che decisero l’emissione delle obbligazioni subordinate per ripianare la situazione economica della banca dopo la scelta dei soci di non sottoscrivere l’aumento di capitale.
Nel prospetto informativo, secondo la pubblica accusa, mancavano le informazioni sui rischi per gli investitori.
I reati contestati in questo caso sono di aver «omesso di riportare nel prospetto, o in un eventuale supplemento dello stesso, dettagliate informazioni in merito alla situazione aziendale», ma anche di aver «fornito alla Consob informazioni lacunose e non corrispondenti alla reale situazione aziendale».
Il fascicolo è stato aperto in seguito ad una segnalazione della Consob alla Procura di Arezzo. Dopo le multe da 2,7 milioni di euro agli amministratori, l'inchiesta non si sarebbe chiusa, ma anzi il pm Andrea Claudiani, sempre secondo il quotidiano "La Verità",  ne avrebbe chiesto una proroga.

IL PROCURATORE ROSSI:" HO DETTO TUTTO QUELLO CHE AVEVO DA DIRE"


Da quanto si apprende il procuratore di Arezzo Roberto Rossi avrebbe affermato di avere detto in Commissione tutto quello che c'era da dire. Ha scritto una lettera riservata al presidente della commissione d'inchiesta sulle banche Pierferdinando Casini

MARIA ELENA BOSCHI INTERVIENE SU FACEBOOK

"Torno di nuovo sulla vicenda Banca Etruria. Mi scuserete ma credo sia necessario. Ripeto ciò che ho sempre detto: il fatto che mio padre sia stato per qualche mese vicepresidente della Banca non ha impedito al nostro governo di commissariarlo, come avremmo fatto con chiunque altro si fosse trovato in analoga situazione. La legge è uguale per tutti. Altro che conflitto di interessi: noi abbiamo mandato a casa quel CdA. La verità è semplice: se mio padre ha commesso reati ne risponderà come privato cittadino. Con tutti i doveri e tutte le garanzie previste dalla legge. Al momento non è neanche rinviato a giudizio. Ma comunque è una sua vicenda personale, certo non del PD. La legge è uguale per tutti. Dal punto di vista politico il nostro comportamento è stato ineccepibile. Nessuno può negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari. Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che questo atteggiamento è sbagliato e segue l'obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori. Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e pagherà. Spero che accada anche altrove. Ma se vogliamo difendere i cittadini che hanno perso i risparmi da Ferrara a Vicenza, nelle Marche come in Toscana, dobbiamo verificare le vere responsabilità. Noi siamo interessati agli atti, non alle strumentalizzazioni. Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il PD. Io penso che sarebbe più giusto fare chiarezza sugli errori fatti da tanti per non sbagliare più. Esiste poi un lato più personale: ho firmato oggi il mandato per l'azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procederò anche nei confronti di altri giornalisti. Mi spiace dover adire le vie legali contro alcuni giornalisti, non lo avevo mai fatto prima. Nemmeno in presenza di affermazioni evidentemente diffamatorie. Ma credo che sia ormai necessario farlo perché sulla verità dei fatti si pronunci un tribunale in nome della legge. Perché la legge è uguale per tutti, davvero".




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