Montevarchi (Ar), pane ed olio ai bambini dei "morosi". Facciamo chiarezza e soprattutto una legge ad hoc

"Ci sono altri modi per recuperare questi crediti, ma non farla pagare ai bambini", e ancora "il sindaco di Montevarchi ha fatto bene, è da ammirare". 
E' stata una questione che ha diviso profondamente l'opinione pubblica dei cittadini di Montevarchi e non solo quella che è venuta fuori da inizio settimana dopo l'applicazione concreta di una delibera comunale approvata nel giugno 2016. 

I bimbi, i cui genitori che non pagano regolarmente la retta della mensa scolastica, vengono esclusi dal servizio e alimentati a pane ed olio, scelta questa a detta dell'amministrazione comunale "per tutelare i minori".
Questo in effetti è successo a Montevarchi per tre giorni consecuviti, lunedì 6, martedì 7 e mercoledì 8 novembre. In tutto 19 i bambini che per questi tre giorni nella mensa dell'Istituto "Don Milani", che fa parte del comprensivo Magiotti, hanno dovuto mangiare pane con olio e un frutto, mentre i loro compagni consumavano il pasto fornito dal servizio mensa. 
Una maestra, visto il disagio di un alunno che si sarebbe messo a piangere, avrebbe anche rinunciato al suo pasto. 
La notizia, diffusa da Francesco Maria Grasso ex sindaco di Montevarchi ora consigliere comunale di minoranza, ha scatenato una scia di polemiche che sono arrivate fino al Ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli che è intervenuta con una nota stampa. 
Valeria fedeli
“I fatti di Montevarchi sono inaccettabili. - scrive il Ministro Fedeli - Un’amministrazione comunale che risolve i problemi di pagamento del servizio mensa scolastico danneggiando bambine e bambini è da condannare. È paradossale che, di fronte a buchi di bilancio, siano le alunne e gli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria a pagare. La scuola è per eccellenza luogo di inclusione, di accoglienza, di uguaglianza. Le discriminazioni e le emarginazioni non appartengono a questa istituzione. Mi auguro che la sindaca si attivi immediatamente per risolvere la questione seguendo altre e più opportune strade. Il servizio mensa è parte del progetto educativo di ogni scuola. Si tratta di un momento formativo di condivisione e accoglienza, di un’occasione di crescita attraverso la quale le bambine e i bambini prendono parte a percorsi di educazione alimentare, entrano in contatto con corretti stili di vita e con aspetti culturali e scientifici dell’alimentazione. Come tale va affrontato”. 
Silvia Chiassai
Ieri (giovedì 9 novembre) il sindaco di Montevarchi Silvia Chiassai ha difeso in una conferenza stampa il suo provvedimento. 
"Ad oggi - ha affermato ai nostri microfoni - le posizioni dei genitori "morosi" sono tutte regolarizzate. Tra questi c'è chi ha scelto di saldare il conto e portarsi il panino da casa e chi invece sarà affidato ai servizi sociali. Quindi con il nostro regolamento abbiamo raggiunto l'obiettivo."
Nel passato le famiglie che non pagavano il servizio mensa erano oltre 700 su 1.738 utenti, un ammanco che ha creato un "buco" nelle casse comunali di oltre 500.000 euro. 
"Circa 200 famiglie - prosegue il sindaco Chiassai - hanno scelto di dare al figlio il panino da casa che per ragioni sanitarie, quindi non per scelta del mio comune, deve essere consumato in un'altra stanza rispetto a chi usufruisce del servizio mensa. Questa non è discriminazione?."
E poi c'è la storia di un genitori che abbiamo raccolto fuori dalla scuola. 
"Io ho scelto di far uscire i miei figli da scuola per un'ora e farli mangiare a casa, perchè 5,40 euro a pasto non li possiamo pagare - ci dice un genitore - abbiamo due figli e lavoro solo io, mia moglie è casalinga."
E alla nostra domanda "ma è per ragioni sanitarie?" lui ci risponde "in effetti sì, ma si può fare richiesta solo passando dal pediatra e certificando una patologia del bambino". 
Questa infatti è una strada percorribile, ma appunto solo per ragioni sanitarie.




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