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All'indomani delle terribili immagini degli anziani maltratti nella Rsa “Casa Albergo nel comune di Castel San Niccolò, la preoccupazione è che gli stessi operatori indagati in questa orribile vicenda possano essere venuti a contatto anche con anziani delle strutture.

La cooperativa sociale coinvolta nell'inchiesta è la COOP.L.AR. Che gestisce il personale ausiliario e specialistico della RSA “Casa Albergo” tramite il Consorzio Comars dal 2001 ed ha la gestione diretta, invece, della R.S.A. "San Romualdo" nel Comune di Pratovecchio dal 1989 (in convenzione con il Comune).
E' infatti il sindaco di Pratovecchio Stia Nicolò Caleri a rassicurare la popolazione con un comunicato stampa .
“Nonostante il gestore sia lo stesso, nessuna delle persone che sono state individuate dai Carabinieri ha mai prestato servizio presso la RSA comunale”. Leggiamo nella nota.
“Abbiamo richiesto – prosegue Caleri - che venga elevato ancora di più il livello di controllo in merito alla qualità del servizio erogato all’interno della RSA. Visto che la sede della cooperativa è sul nostro territorio comunale, ci teniamo a dire che l’azienda in tantissimi anni di rapporto con il Comune ha sempre mostrato correttezza e competenza, riuscendo anche a permettere a tante persone di avere un’attività lavorativa e una conseguente sussistenza anche in momenti difficili seguiti alla chiusura di aziende locali”.
L’intento del Sindaco dunque è al tempo stesso quello di separare lo sdegno e la rabbia verso chi ha agito in maniera criminale dalla responsabilità e correttezza di chi anche sotto la stessa insegna opera ogni giorno con coscienza.
Sulla vicenda interviene anche il presidente degli infermieri di Arezzo.
“ “La vicenda della casa di riposo di Castel San Niccolò dove sono stati picchiati, minacciati e insultati anziani assistiti, al di là dell’atto in se deteriore e umanamente impossibile da accettare, va non solo condannato, ma sicuramente i responsabili devono avere la giusta punizione- afferma il Presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche di Arezzo Giovanni Grasso.
I Carabinieri hanno eseguito un'ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell'esercizio della professione sanitaria nei confronti di sei dipendenti della struttura, e come Ordine di Arezzo abbiamo subito preso provvedimenti per accertare la eventuale presenza tra questi di nostri iscritti che si siano resi responsabili di simili atti. Al momento non risulta che tra le persone colpite dal provvedimento del Giudice vi siano iscritti all'Ordine e appartenenti alla categoria professionale infermieristica, ma siamo comunque pronti eventualmente a prendere tutte le misure del caso. Quel che inorridisce gli infermieri aretini e l’intera categoria è un atteggiamento e un comportamento che, se dovessero essere stati messi in atto da nostri iscritti, contravvengono alle principali regole della professione, su cui l’Ordine vigila. Responsabilità ancora più abiette e ripugnanti in quanto perpetrate ai danni di persone fragili e indifese, con un quadro clinico segnato da patologie gravi e croniche.
La nostra comunità infermieristica non può accettare che l’eventuale comportamento criminale di qualcuno offuschi l'impegno di tanti che, con coscienza e umanità, svolgono ogni giorno un lavoro difficile nel rispetto della deontologia, vocazione professionale e umanità. Non vogliamo che la nostra professione sia associata a situazioni che con essa non hanno nulla a che fare. Anzi, che ne sono l’esatto opposto: l’infermiere assiste e difende il malato, se ne prende cura, non gli reca mai danno. Per questo abbiamo preso e prendiamo le distanze da ogni comportamento che configuri un reato e sia una trasgressione a questi principi, rivendicando l’interesse primario a difendere la reputazione dell’intera categoria degli infermieri: i nostri iscritti e i cittadini possono e devono sapere che Federazione e Ordini non lasceranno mai solo chi tiene alto il nome della professione perché la sua tutela e quella di chi la rispetta e la difende con le sue azioni sia garantita e non possa essere messa in dubbio la professionalità e la deontologia degli infermieri”, conclude il Presidente Giovanni Grasso.
Intanto si attendono gli interrogatori di garanzia dei sei indagati che sono previsti per domani.